martedì 17 luglio 2018

Verità e falsi miti sulla psicoterapia


Esistono molti preconcetti e falsi miti sulla psicoterapia. Sfatiamone alcuni e cerchiamo di capire cosa succede, veramente, nella stanza del terapeuta.

Lo psicoteraputa è il dottore dei “matti”
No, la psicoterapia è adatta a chiunque voglia raggiungere una condizione di maggiore benessere attraverso un lavoro su se stesso. In particolare, può giovare a chi ha un malessere di natura emotiva, chi vive difficoltà relazionali o chi attraversa un periodo di vita difficile, per cui sente di avere bisogno di un supporto, di uno spazio per sé in grado di attivare e sostenere un cambiamento. Generalmente, si rivolgono a un terapeuta persone consapevoli, che vogliono risolvere i problemi partendo da sé, dalle proprie risorse. È una scelta costruttiva, che denota maturità e capacità di attivare risorse adeguate a superare le proprie difficoltà.

In psicoterapia si parla del passato
C’è il cliché del terapeuta che fa parlare per ore il paziente della propria infanzia, ma le cose non sono affatto così. In terapia si parla di tutto, dunque anche del passato, ma solo nella misura in cui le precedenti esperienze possono influenzare quelle attuali. Il terapeuta non giudicherà la vostra storia, né darà la colpa delle vostre difficoltà ai vostri genitori, o ad altre figure del vostro passato, ma vi aiuterà a superare le difficoltà del presente e a prendere il controllo della vostra vita.

Parlare con un terapeuta è un po' come sfogarsi con un amico
Assolutamente no! Il terapeuta è una figura capace di mettere in atto un ascolto specialistico, mirato. Sa sintonizzarsi sulle problematiche e sul punto di vista del paziente, ma sa anche cosa mettere in rilievo e cosa lasciare sullo sfondo e sa guidare la persona in una profonda riflessione su se stessa e nella ricerca di nuove prospettive e soluzioni.
Inoltre, il terapeuta mantiene sempre una distanza professionale, non si coinvolge nella vostra vita. Non ci sono contatti tra terapeuta e paziente al di fuori delle sedute, né ci sono conoscenze in comune che potrebbero condizionare il rapporto, e questo gli permette di rimanere “obiettivo”.

Il ruolo del terapeuta è quello di consolarvi
Lo scopo del terapeuta non è quello di farvi sfogare, darvi pacche sulla spalla o consolarvi. Anzi, tutto il contrario! Un buon terapeuta si mette nei vostri panni e vi sostiene, ma vi aiuta anche a capire in che modo il vostro atteggiamento contribuisce ai vostri problemi e a prendervi la responsabilità della vostra vita.

Il terapeuta vi darà la soluzione ai vostri problemi
Il terapeuta non vi dirà mai come vivere, né vi darà consigli o indicazioni, perché il suo ruolo non è questo. Quello che si sviluppa con il terapeuta non è mai un rapporto di dipendenza o sudditanza. Non è una figura genitoriale, un guru o un padre spirituale. Il suo compito non è sostituirsi a voi nel pensare e nello scegliere, ma è quello di aiutarvi a sviluppare il vostro punto di vista e le vostre decisioni. Il terapeuta non giudica la vostra vita, rispetta le vostre idee e i vostri valori, sostiene i vostri obiettivi, incoraggia sempre la vostra autonomia, indipendenza e libertà di scelta.

Dunque, cosa succede veramente in psicoterapia?
La psicoterapia è la “terapia della parola”, dunque paziente e terapeuta, essenzialmente, parlano tra loro. Sviluppano anche una relazione, diversa da qualsiasi, basata su un patto di alleanza volto alla risoluzione dei problemi del paziente.

In questo spazio sicuro di ascolto e riflessione, attraverso il “racconto” che la persona fa di se stessa e delle proprie difficoltà, nel contesto della relazione terapeutica, si possono attivare potenti processi di cambiamento. Parliamo di una narrazione molto particolare, che porta a una consapevolezza diversa sulla propria esperienza e, nel contempo, ristruttura e trasforma questa stessa esperienza, mentre i cambiamenti che avvengono dentro di sé si riflettono all’esterno, sulla propria vita e le proprie relazioni.


Dott.ssa Sara Aielli – Psicologa Psicoterapeuta
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Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti
www.anapp.it | articolipsicologia.anapp.it

lunedì 21 maggio 2018

Cenni sulle origini della dipendenza: dall'“attaccamento insicuro” alla dipendenza


Lo sviluppo mentale del bambino è il retaggio di una relazione in cui il genitore ha saputo dosare e alternare in maniera adeguata esperienze frustranti ed esperienze gratificanti.
Come origina la dipendenza patologica?
La capacità della madre  di sapere alternare in maniera adeguata esperienze gratificanti e frustanti permette al bambino di andare avanti nella sua evoluzione psichica.

venerdì 9 marzo 2018

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo: cos’è e come affrontarlo.



“Avrò chiuso la porta di casa?”

“Ho tirato il freno a mano?”

Queste sono solo alcune delle domande che Paolo ogni mattina si pone mentre esce per andare a lavoro e poi lungo il tragitto…Ormai non ce la fa quasi più a gestirle, è arrivato a non andare più a lavoro: semplicemente ha chiamato il suo medico e ha preferito darsi malato, tanta è la pressione che subisce.

martedì 6 febbraio 2018

Le nuove frontiere della violenza giovanile: dal cyber bullismo alle baby gang


La cronaca ci confronta quotidianamente con storie violente, con protagonisti ragazzi giovanissimi. Se lo sconfortante elenco dei fatti può indurci a credere che la violenza giovanile sia in vertiginoso aumento, in realtà questa è sempre esistita, anche prima che il bullismo avesse questo nome, che la diffusione delle nuove tecnologie creasse il cyberbullismo e prima che i media ribattezzassero le bande di giovani delinquenti "baby gang".

giovedì 4 gennaio 2018

Non c’è corpo senza testa. Come mente e corpo si influenzano reciprocamente nel determinare il nostro stato di salute





Spesso, di fronte a uno stato di disagio o di malessere, le persone si chiedono se la causa sia da ricercare a livello fisico o mentale, come se le due strade si escludessero a vicenda. Frequentemente, anche i professionisti della salute hanno posizioni contrastanti in merito, proponendo soluzioni che enfatizzano o uno o l’altro aspetto, secondo il loro orientamento teorico e clinico. Questa mentalità, ormai scientificamente superata, impedisce di mettere in campo strategie efficaci per la soluzione della problematica in questione.