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giovedì 14 maggio 2020

I VISSUTI PSICOLOGICI E IL COVID-19

I vissuti psicologici legati all'emergenza sanitaria e le forme di disagio psicologico presenti nella popolazione sono state oggetto di una indagine nazionale effettuata dall'Istituto Piepoli per il Consiglio Nazionale dell'Ordine Psicologi (CNOP).

Dall'indagine è emerso che l'emergenza ha aumentato i livelli di disagio psicologico di 7 italiani su 10, soprattutto tra le donne e le persone comprese tra i 35 ed i 54 anni di età.
Il 42% degli italiani lamenta problemi di ansia; il 24% disturbi del sonno; il 22% irritabilità; il 18% umore depresso; il 14% problemi e conflitti relazionali; il 10% problemi alimentari; e solo il 28% dice di non avere nesssun problema o disagio.

L'aumento del disagio psicologico evidenzia proprio il profondo senso di smarrimento e disorientamento che le persone stanno sperimentando.
Il coronavirus, infatti, è un evento che, sia a livello individuale che a livello collettivo, ha messo sottosopra l'ordine abituale delle cose ed ha sconvolto il quadro normale della realtà.
Il virus, inoltre, è vissuto nell'immaginario collettivo come una potenza imprevedibile e ingovernabile contro la quale non ci sono difese organizzate ed efficaci per impedire il carico di dolore e di perdita al quale questo evento sta esponendo la popolazione italiana e quella del mondo intero.
Non a caso il problema più lamentato da quasi la metà delle persone intervistate è relativo all'ansia, seguito dai disturbi del sonno, disagi questi che parlano chiaramente di uno stato psicologico di allerta costantemente attivato rispetto al pericolo percepito.
L'irritabilità, l'umore depresso, i problemi relazionali e alimentari sono tutti segnali che denunciano quanto l'attuale situazione sia per le persone fortemente stressante e destabilizzante sul piano psicologico.

Un altro aspetto indagato è stato l'impatto che le limitazioni imposte hanno avuto sulle persone, e si è visto che le limitazioni che pesano di più sono: non potersi relazionare con le persone al di fuori (51%); non poter fare sport all'aria aperta (27%); non avere tanti spazi a disposizione (24%); non poter andare al lavoro (20%); dover convivere forzatamente (9%). Indica altro il 4%, mentre il 6% non vuole rispondere.

Il lockdown ha comportato un repentino e radicale cambiamento nelle abitudini e nell'organizzazione di vita.
I punti di riferimento come il lavoro, la pausa pranzo/caffè con i colleghi, la passeggiata con gli amici, la palestra, lo shopping, il pomeriggio al parco con i bambini e tanto altro che costituiva la routine quotidiana di ognuno, sono stati scardinati.

Tutto si è fermato ed è in continua trasformazione, lo stato emotivo, sociale e culturale richiede un continuo riadattamento alle nuove regole sociali e di convivenza, così come ai nuovi spazi.
Le limitazioni lamentate nell'indagine, come "non potersi relazionare con le persone al di fuori" o "il non poter fare sport all'aria aperta" o ancora "non poter andare al lavoro", sottolineano la difficoltà ad attuare un processo di adattamento necessario per affrontare il cambiamento.
Processo di adattamento che presuppone di non guardare al prima in termini nostalgici e non proiettarsi in un futuro che non si conosce, ma piuttosto essere nel qui ed ora per poter individuare e usufruire degli aspetti costruttivi presenti.
Trovare nuovi adattamenti funzionali, e fare propri i nuovi comportamenti imposti dall'emergenza sanitaria integrandoli con i propri vissuti e il proprio modo di essere, aiuta a superare il senso di frustrazione e di rottura della continuità della propria esistenza.

Proseguendo nell'indagine, gli intervistati, sollecitati sugli eventuali aspetti positivi dell'isolamento forzato, rispondono:"ho più tempo da dedicare alla mia famiglia" (49%); "ho più tempo da dedicare a me stesso" (34%); "sto leggendo libri" (25%); "sto imparando a cucinare" (12%); "sto seguendo dei corsi di lingua on line" (5%); "non penso ci siano aspetti positivi" (18%).

L'evidenza pone l'accento sul fatto che coloro che hanno attivato la capacità di vivere il tempo presente in modo nuovo, hanno anche saputo vivere il cambiamento, seppure obbligato, come una opportunità.
Una grossa percentuale degli intervistati ha scelto di prendersi più cura della famiglia e di sé stessi, anche attraverso l'apprendimento di nuove competenze.
Paradossalmente il blocco sanitario, passando per il distanziamento fisico e l'isolamento, ha messo le persone di fronte a sé stessi ed ha consentito di dare più spazio e attenzione ai rapporti.

Ciò non toglie che il virus, irrompendo nella vita di ognuno, ha incrinato le sicurezze, alterato i confini e ha messo allo scoperto la vulnerabilità dell'esistenza umana. E, come accade in tutte le crisi esistenziali, chi è più resiliente ha più possibilità di attivare strategie adatte per affrontare la crisi e viverla come un processo di cambiamento e di crescita.
Chi vive già delle fragilità, per la propria storia personale, percepirà più amplificato il senso di impotenza e di difficoltà ad attivare reazioni adeguate, e saranno maggiori le probabilità di sentirsi emotivamente travolto dalla crisi causata dal coronavirus.

Per tutti coloro che si sentono più esposti al disagio e più sguarniti, il supporto psicologico si rivela un prezioso aiuto, se non addirittura indispensabile per preservare un buon equilibrio psichico, perché, seppure il covid-19 colpisca il fisico, ha anche una grave ricaduta sul piano psicologico a causa della sua pervasività nelle dimensioni affettive, sociali, economiche della vita dell'individuo e della comunità.
Inoltre, è necessario tenere in conto che spesso gli effetti dei vissuti traumatici e delle situazioni altamente stressanti si possono presentare più in là nel tempo, quando si ha la percezione che tutto sia passato e superato.
Per questo motivo è importante poter usufruire dell'aiuto di psicologi o di psicoterapeuti per poter riconoscere i segnali di malessere e, attraverso il lavoro psicologico, favorire il processo di elaborazione dell'esperienza traumatica e rinforzare la capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzati o addirittura trasformati.


Dott.ssa Ornella Giordano
Psicologa Psicoterapeuta

via Albalonga, 40 Roma
cell. 3384383587
ornellagiordano@email.it



martedì 4 febbraio 2020

CORPO E MENTE NEL MALATO REUMATICO: il giusto equilibrio per una buona Qualità della Vita.




Abstract: La malattia cronica, quando fa la sua apparizione, entra di prepotenza, in modo continuo e pervasivo, nella vita quotidiana di un individuo e nella rete sociale a cui appartiene. La malattia cronica è una ferita del corpo e dell’anima, produce un trauma e predispone, necessariamente, l’individuo ad adattare la propria esistenza, interessando tutte le dimensioni di cui è composto: cognitivo, emotivo e fisiologico. Solo quando avrà raggiunto il giusto equilibrio tra queste dimensioni l’individuo potrà riacquisire il potere perso sulla gestione e la progettazione della propria vita.

martedì 25 giugno 2019




COS’E’ L’ANSIA 
E COME AFFRONTARLA




L’ANSIA COME ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA

L’ansia è uno stato psicologico e fisiologico caratterizzato da aspetti emozionali, cognitivi, comportamentali e somatici ben precisi. È una reazione normale e fisiologica dell’individuo quando è sottoposto a stress.
A dispetto della connotazione negativa che spesso gli viene attribuita, l’ansia può aiutare l’individuo a superare ostacoli e situazioni difficili, spronandolo a mantenere alta la concentrazione.
Ansia e paura sono fondamentali per la nostra sopravvivenza. Esse agiscono in modo automatico, proteggendo il soggetto, mettendolo in guardia dai pericoli e predisponendolo a “scappare” o a “combattere”.

In situazioni di pericolo o di difficoltà il nostro corpo si prepara a proteggersi producendo e rilasciando ormoni (es. l’adrenalina). 
In genere il respiro si accorcia e diventa più veloce (per apportare più ossigeno ai muscoli), la bocca si prosciuga, la digestione rallenta (perché tutto il sangue possa arrivare ai muscoli) e i sensi diventano più sensibili e tengono in allerta il cervello.

DALL'ANSIA SANA A QUELLA PATOLOGICA

L’ansia spinge il soggetto nella ricerca di soluzioni adeguate al contesto, ad es. nel caso di un esame, di una gara sportiva, di un colloquio di lavoro ecc.
L’ansia è considerata funzionale o sana se:
- è una risposta a un pericolo reale;
- la sua intensità è proporzionata all'entità del pericolo;
- scompare quando il pericolo cessa.

Quand'è che l’ansia non è più sana?
Secondo quanto rilevato da studi psicologici, i disturbi d’ansia sono diversi dalla normale paura o ansia evolutiva quando sono eccessivi o persistenti (durano tipicamente 6 mesi o più) rispetto allo stadio di sviluppo. 
Secondo il rapporto Istat del 2017 tali disturbi interessano il 5% della popolazione italiana, circa tre milioni di persone.
Le persone che ne soffrono appaiono cronicamente ansiosi ed apprensive e, in assenza di apparenti motivazioni, lamentano uno stato di preoccupazione per circostanze ordinarie, tanto da compromettere le attività della vita quotidiana.

I sintomi dell’ansia:
aumento del battito cardiaco
aumento della sudorazione e tremori
dispnea o sensazione di soffocamento
sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto
sensazioni di vertigine, di instabilità, di “testa leggera” o di svenimento
brividi o vampate di calore, parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
 derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
paura di perdere il controllo o “impazzire” e paura di morire.

I sintomi dell’ansia possono comparire diversamente a seconda della persona.
Quando i sintomi sono così persistenti, possono comparire anche disturbi in ambito gastroenterico: meteorismo, dispepsie, nausea e diarrea; mentre i sintomi legati ad una spiccata tensione muscolare, particolarmente al capo, al collo e al dorso, sono spesso responsabili dei dolori diffusi e delle cefalee localizzate in sede occipitale e frontale.


IL TRATTAMENTO

La terapia psicologica
Spesso, in ambito clinico, si ha a che fare con forme d'ansia anche molto intense nelle quali, almeno apparentemente, non è individuabile un vero e proprio oggetto (persone, cose, situazioni) che inneschi nel paziente la risposta ansiosa.
Questa condizione rimanda al problema del come individuare le reali cause dell'ansia patologica.
Ciò attualmente è possibile solo attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla Psicologia.

La terapia farmacologica
Nei casi di ansia eccessiva può essere opportuno ricorrere ad una terapia farmacologica.
La terapia farmacologica può, infatti, essere un valido aiuto soprattutto inizialmente.
Con i farmaci è possibile, ad esempio, bloccare le reazioni fisiologiche associate al panico, mantenendo sotto soglia tutte quelle reazioni come battito cardiaco, respirazione, sudorazione, ecc., che normalmente sono alterate da uno stato di ansia.

QUALI SOLUZIONI TRA PSICOTERAPIA E FARMACI?

Un approccio integrato tra psicoterapia e farmaci
Il problema principale è che una terapia unicamente farmacologica, pur sedando le reazioni, non incide sulla “percezione della paura” e sulle cause che hanno scatenato tale condizione.
Per questo motivo la persona, pur prendendo la terapia farmacologica, continua a provare paura. Inoltre, quando l’organismo si adatta alla sostanza sviluppa assuefazione al farmaco che inizia a non fare più l’effetto desiderato.

Dunque la terapia farmacologica dovrebbe sempre essere associata ad una psicoterapia, attraverso la quale è possibile affrontare le cause che hanno scatenato lo stato di ansia e aiutare la persona ad assumere comportamenti più efficaci.
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Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti
www.anapp.it | articolipsicologia.anapp.it

giovedì 8 novembre 2018

LE CONSEGUENZE DEL BULLISMO

Il bullismo fa male.

Il bullismo si può configurare come un evento psicologico estremo se si pensa agli effetti detonanti che una simile esperienza può produrre in un bambino o in un adolescente. Violenze fisiche, minacce, calunnie, esclusione, molestie, insulti, derisioni, perseveranti e intense, possono tracciare i solchi di un processo corruttivo capace di minare alle basi l’assetto strutturale della personalità di un individuo.  


E la comparsa, combinata o differita, di specifici sintomi, nel comportamento quotidiano del bambino o dell’adolescente, possono essere i segnali rivelatori che l’azione carsica di vessazioni, soprusi, maltrattamenti fisici e psicologici, agiti nei loro confronti, sta producendo i suoi tossici effetti.

venerdì 9 marzo 2018

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo: cos’è e come affrontarlo.



“Avrò chiuso la porta di casa?”

“Ho tirato il freno a mano?”

Queste sono solo alcune delle domande che Paolo ogni mattina si pone mentre esce per andare a lavoro e poi lungo il tragitto…Ormai non ce la fa quasi più a gestirle, è arrivato a non andare più a lavoro: semplicemente ha chiamato il suo medico e ha preferito darsi malato, tanta è la pressione che subisce.

martedì 6 febbraio 2018

Le nuove frontiere della violenza giovanile: dal cyber bullismo alle baby gang


La cronaca ci confronta quotidianamente con storie violente, con protagonisti ragazzi giovanissimi. Se lo sconfortante elenco dei fatti può indurci a credere che la violenza giovanile sia in vertiginoso aumento, in realtà questa è sempre esistita, anche prima che il bullismo avesse questo nome, che la diffusione delle nuove tecnologie creasse il cyberbullismo e prima che i media ribattezzassero le bande di giovani delinquenti "baby gang".

giovedì 9 novembre 2017

Il disturbo dell'adattamento in ambito militare



Negli ultimi tempi, i concorsi per entrare a far parte delle Forze Armate costituiscono una delle poche opportunità ancora esistenti per poter lavorare nell'Istituzione Pubblica.

Molti giovani, terminato il loro iter di studi nella scuola superiore decidono di intraprendere la carriera militare, più mossi dall'esigenza di un lavoro stabile e sicuro che da una effettiva passione o volontà di mettersi al servizio della Nazione.