Abstract: La malattia cronica, quando fa la sua apparizione, entra di prepotenza, in modo continuo e pervasivo, nella vita quotidiana di un individuo e nella rete sociale a cui appartiene. La malattia cronica è una ferita del corpo e dell’anima, produce un trauma e predispone, necessariamente, l’individuo ad adattare la propria esistenza, interessando tutte le dimensioni di cui è composto: cognitivo, emotivo e fisiologico. Solo quando avrà raggiunto il giusto equilibrio tra queste dimensioni l’individuo potrà riacquisire il potere perso sulla gestione e la progettazione della propria vita.
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martedì 4 febbraio 2020
CORPO E MENTE NEL MALATO REUMATICO: il giusto equilibrio per una buona Qualità della Vita.
Abstract: La malattia cronica, quando fa la sua apparizione, entra di prepotenza, in modo continuo e pervasivo, nella vita quotidiana di un individuo e nella rete sociale a cui appartiene. La malattia cronica è una ferita del corpo e dell’anima, produce un trauma e predispone, necessariamente, l’individuo ad adattare la propria esistenza, interessando tutte le dimensioni di cui è composto: cognitivo, emotivo e fisiologico. Solo quando avrà raggiunto il giusto equilibrio tra queste dimensioni l’individuo potrà riacquisire il potere perso sulla gestione e la progettazione della propria vita.
martedì 25 giugno 2019
COS’E’ L’ANSIA
E
COME AFFRONTARLA
L’ANSIA COME ISTINTO DI SOPRAVVIVENZA
L’ansia è uno stato psicologico e fisiologico caratterizzato da aspetti emozionali, cognitivi, comportamentali
e somatici ben precisi. È una reazione normale e fisiologica dell’individuo quando
è sottoposto a stress.
A dispetto della connotazione negativa
che spesso gli viene attribuita, l’ansia può aiutare l’individuo a superare
ostacoli e situazioni difficili, spronandolo a mantenere alta la concentrazione.
Ansia e paura sono fondamentali per la nostra sopravvivenza. Esse agiscono in modo automatico, proteggendo
il soggetto, mettendolo in guardia dai pericoli e predisponendolo a “scappare”
o a “combattere”.
In situazioni di pericolo o di
difficoltà il nostro corpo si prepara a proteggersi producendo e rilasciando ormoni
(es. l’adrenalina).
In genere il respiro si accorcia e diventa più veloce (per apportare più ossigeno ai
muscoli), la bocca si prosciuga, la digestione rallenta (perché tutto il sangue possa
arrivare ai muscoli) e i sensi diventano più
sensibili e tengono in allerta il cervello.
DALL'ANSIA SANA A QUELLA PATOLOGICA
L’ansia spinge il soggetto nella
ricerca di soluzioni adeguate al contesto, ad es. nel caso di un esame, di una
gara sportiva, di un colloquio di lavoro ecc.
L’ansia è considerata funzionale o sana
se:
- è una risposta a un pericolo reale;
- la sua intensità è proporzionata all'entità del pericolo;
- scompare quando il pericolo cessa.
Quand'è che l’ansia non è più sana?
Secondo quanto rilevato da studi
psicologici, i disturbi d’ansia sono diversi dalla normale paura o ansia
evolutiva quando sono eccessivi o persistenti (durano tipicamente 6 mesi o più)
rispetto allo stadio di sviluppo.
Secondo il rapporto Istat del 2017 tali
disturbi interessano il 5% della popolazione italiana, circa tre milioni di
persone.
Le persone che ne soffrono appaiono
cronicamente ansiosi ed apprensive e, in assenza di apparenti motivazioni,
lamentano uno stato di preoccupazione per circostanze ordinarie, tanto da
compromettere le attività della vita quotidiana.
I sintomi dell’ansia:
aumento del battito cardiaco
aumento della sudorazione e tremori
dispnea o sensazione di soffocamento
sensazione di asfissia, dolore o fastidio
al petto
sensazioni di vertigine, di
instabilità, di “testa leggera” o di svenimento
brividi o vampate di calore, parestesie
(sensazioni di torpore o di formicolio)
derealizzazione (sensazione di
irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
paura di perdere il controllo o
“impazzire” e paura di morire.
I sintomi dell’ansia possono comparire diversamente a seconda della
persona.
Quando i sintomi sono così persistenti,
possono comparire anche disturbi in ambito gastroenterico: meteorismo,
dispepsie, nausea e diarrea; mentre i sintomi legati ad una spiccata tensione
muscolare, particolarmente al capo, al collo e al dorso, sono spesso
responsabili dei dolori diffusi e delle cefalee localizzate in sede occipitale
e frontale.
IL
TRATTAMENTO
La terapia psicologica
Spesso, in ambito clinico, si ha a che
fare con forme d'ansia anche molto intense nelle quali, almeno apparentemente,
non è individuabile un vero e proprio oggetto (persone, cose, situazioni) che inneschi
nel paziente la risposta ansiosa.
Questa condizione rimanda al problema del come individuare
le reali cause dell'ansia patologica.
Ciò attualmente è possibile solo attraverso gli strumenti
messi a disposizione dalla Psicologia.
La terapia farmacologica
Nei casi di ansia eccessiva può essere
opportuno ricorrere ad una terapia farmacologica.
La terapia farmacologica può, infatti,
essere un valido aiuto soprattutto inizialmente.
Con i farmaci è possibile, ad esempio,
bloccare le reazioni fisiologiche associate al panico, mantenendo sotto soglia tutte quelle reazioni come
battito cardiaco, respirazione, sudorazione, ecc., che normalmente sono
alterate da uno stato di ansia.
QUALI SOLUZIONI TRA PSICOTERAPIA E
FARMACI?
Un approccio integrato tra
psicoterapia e farmaci
Il problema principale è che una
terapia unicamente farmacologica, pur sedando le reazioni, non incide sulla
“percezione della paura” e sulle cause che hanno scatenato tale condizione.
Per questo motivo la persona, pur
prendendo la terapia farmacologica, continua a provare paura. Inoltre, quando
l’organismo si adatta alla sostanza sviluppa assuefazione al farmaco che inizia
a non fare più l’effetto desiderato.
Dunque la terapia farmacologica dovrebbe
sempre essere associata ad una psicoterapia, attraverso la quale è possibile
affrontare le cause che hanno scatenato lo stato di ansia e aiutare la persona
ad assumere comportamenti più efficaci.
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giovedì 8 novembre 2018
LE CONSEGUENZE DEL BULLISMO
Il bullismo fa male.
Il
bullismo si può configurare come un evento psicologico estremo se si pensa agli
effetti detonanti che una simile esperienza può produrre in un bambino o in un
adolescente. Violenze fisiche, minacce, calunnie, esclusione, molestie,
insulti, derisioni, perseveranti e intense, possono tracciare i solchi di un
processo corruttivo capace di minare
alle basi l’assetto strutturale della personalità di un individuo.
E la
comparsa, combinata o differita, di specifici sintomi, nel comportamento
quotidiano del bambino o dell’adolescente, possono essere i segnali rivelatori
che l’azione carsica di vessazioni, soprusi, maltrattamenti fisici e
psicologici, agiti nei loro confronti, sta producendo i suoi tossici effetti.
martedì 18 settembre 2018
LE ZONE D’OMBRA DEL BULLISMO
“Perché il dolore è più dolor, se tace…”
(G. Pascoli)
“Era
ormai dall'inizio dell’anno che quella sedia era diventata il posto più odioso
che potesse esserci sulla faccia della terra. Mi avevano messo lì e non potevo,
né riuscivo, ad andarmene… pusillanime…, che al massimo reagivo con un mugugno,
che mi rendeva ancora più ridicolo.
Era dall’inizio dell’anno che quei due dietro di me non
facevano altro che tormentarmi con dispetti e umiliazioni, e il prof di
italiano non gli diceva niente...forse tra sé e sé pensava che ero proprio un vigliacco
cagasotto.
Un giorno mi sono girato e dall'altro lato della classe ho
visto lo sguardo strano, tra compassionevole e imperterrito, di Elena e suo
fratello che vedevano tutto e non dicevano niente… mi sono vergognato da
morire… soprattutto perché Elena mi piaceva un po'… Oggi so che in quegli occhi
c’era anche paura, paura che potessero fare anche a lei quello che quei due
facevano a me.
Finalmente l’anno era finito e io sono andato al Liceo ma
oggi ancora mi viene da sudare e arrossisco un po’ se qualcuno mi guarda mentre
sto facendo qualcosa, vengo preso da una incomprensibile e ingiustificata paura
di essere giudicato.”
Le
numerose campagne e gli editti allarmistici che ormai da tempo attenzionano
questo fenomeno dilagante, sembrano non essere riusciti ancora a rassicurarci
su un quesito dirimente e cioè quanto i nostri ragazzi siano realmente
tutelati, quanto la società (cioè noi!) abbia sviluppato sufficienti anticorpi
per proteggersi da una malattia sociale, qual è il bullismo, una malattia dalle
qualità camaleontiche che sembrano assicurarne la costante rigenerazione.
In
realtà, la nostra società, sembra avere in sé delle forti contraddizioni che
denuncerebbero una vulnerabilità di fondo, tanto da incidere sul potere dissuasivo
e rischiare di rendere vacue le azioni di contrasto al fenomeno.
Solo
per fare un esempio, è innegabile che il modello di vita dominante nella
società attuale sia quello competitivo.
Questo
modello fa si che la nostra società sia caratterizzata fondamentalmente da una
struttura gerarchica e da una rete di interazioni sociali basate
prevalentemente su rapporti di potere. In questo contesto gli altri sono
percepiti in modo competitivo, sono visti come una minaccia o un antagonista,
da sopraffare e da vincere, sul quale comunque stabilire una supremazia.
Convinzione
questa rafforzata dal significato ambiguo che ha dentro di sé il termine stesso
di “aggressività”, spesso comparato al concetto di “autoaffermazione”,
all’interno del quale vengono compressi significati come “efficiente”,
“coraggioso”, “attivo”, “disposto a battersi per i diritti propri e quelli
altrui”.
Nella
migliore delle ipotesi possiamo affermare che nella nostra società
l’atteggiamento verso l’aggressività è ambiguo. Da una parte, in linea di principio,
i comportamenti aggressivi vengono condannati, dall’altro, di fatto, sono
spesso accettati, tollerati, ignorati o negati.
E
l’autoaffermazione “aggressiva” sono, a volte, certi genitori a incoraggiarla. Uno
dei motivi può essere rintracciato, ad esempio, nel timore che, in una società
competitiva come la nostra, i figli non siano in grado di affrontare la vita e
di avere successo se non sono abbastanza aggressivi, pena il rischio di essere
schiacciati, umiliati, assoggettati ed emarginati dagli altri, di passare per
“sfigati”.
Questa
è l’aria che i bambini respirano nel gioco, nello sport, nella stessa scuola,
nella vita quotidiana, con l’effetto di trasformare il loro piacere di compiere
una determinata attività nel piacere di compiere questa attività meglio degli
altri.
Ma è
proprio tra le pieghe di questo modello sociale che si annidano i fattori di
rischio, tanto invisibili quanto devastanti, che fanno da humus in cui far
attecchire il bullismo.
Sono le
“zone d’ombra del bullismo”, quegli aspetti del fenomeno che rendono arduo agli
adulti il compito di poterlo riconoscere e smascherare, perché le angherie, i
soprusi, le prepotenze avvengono sì nell'ombra, nei luoghi meno controllati, ma
anche sotto sembianze subdole e, evidentemente, difficili da decodificare, vuoi
per la nostra disattenzione, vuoi per superficialità o perché ormai
condizionati dall'effetto narcotizzante di una società assuefatta alla
violenza.
Un
fattore di rischio in cui il bullismo può trovare terreno fertile, e quindi
proliferare, è la presenza e/o diffusione di un sistema di norme informali di
accettazione e tolleranza nei confronti di comportamenti aggressivi e
prepotenti, spesso mutuati dal mondo adulto, e agiti mediante, ad esempio la
denigrazione, la derisione, il giudizio, che molte volte trovano sponda
nell’omertà o nella paura delle conseguenze di chi invece dovrebbe o potrebbe
intervenire. Comportamenti, come ad esempio le prese in giro, gli scherzi di
cattivo gusto, l’uso molesto delle mani, che se acquisiti come norme
comportamentali tollerate, “normalizzati” e assorbiti nel tessuto delle
quotidiane interazioni e relazioni tra bambini, possono sortire, con i loro
effetti squalificanti, delle ricadute dannose, distruttive su personalità, per
definizione, fragili, come quelle in fieri dei nostri ragazzi, sulla loro
autostima. E tra loro c’è ne sono di ancora più fragili, bambini che magari
vivono momenti delicatissimi della loro vita a causa ad esempio del clima teso
di una coppia di genitori alle prese con una separazione, peggio ancora se
conflittuale; a causa dello stress che comporta il dover ricomporre l’assetto
della propria vita conseguentemente ad un trasferimento, o per la perdita di
una persona cara.
Vergogna
e rabbia sono le due facce della stessa medaglia, sono i due sentimenti che più
di altri animano i pensieri di chi subisce prepotenze e ingiustizie e di cui è
determinante riconoscerne i segnali, che spesso passano in maniera silente e
inosservati.
Ecco
che allora diventa determinante l’azione binaria e combinata su adulti e
ragazzi.
Un’azione
orientata a proporre a bambini e ragazzi attività improntate sull’educazione
alle emozioni e al sentire empatico, che consenta loro di riconoscere i propri
sentimenti e di riuscire a comunicarli, di suscitare riflessioni sul proprio
sentire e su quello degli altri, di suggerire strategie di controllo delle
emozioni più forti, come la rabbia. Una impostazione che poggia sulla
convinzione che la più efficace strategia preventiva, il principale strumento di
protezione che potremmo insegnare ai nostri ragazzi, risieda nella qualità
delle relazioni che riusciamo a costruire con chi ci sta accanto, una regola
che forse interessa un po' tutti, a qualsiasi età.
Un
intervento che può risultare vano o comunque parziale se non supportato,
secondo una visione ecologica e sistemica, da un coinvolgimento ampio e
condiviso di tutti gli attori interessati, sia nel contesto familiare che in
quello scolastico. Un coinvolgimento del mondo adulto, ispirato da un approccio
multidisciplinare, che sappia declinare e articolare le differenti competenze,
di ordine psicologico, sociale, educativo, necessarie per affrontare le forme
della violenza, non solo nelle sue forme più riconoscibili e clamorose ma anche
nella quotidianità di comportamenti che, ancora mascherabili dall’esuberanza o
dalla dimensione ludica propria dell’età, rischiano di essere legittimati e
quindi diventare qualità permanente delle relazioni interpersonali, pur essendo
all’origine di umiliazioni e maltrattamenti.
BIBLIOGRAFIA
E. Buccoliero, M. Maggi (a cura di) (2008), Il bullismo
nella scuola primaria, Franco Angeli s.r.l., Milano.
Antonio Protopapa
Psicologo
Psicoterapeuta
Terapeuta
EMDR
Via F.
Cherubini, Roma
cell.
347.30.50.777
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venerdì 9 marzo 2018
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo: cos’è e come affrontarlo.
“Avrò chiuso la porta di casa?”
“Ho tirato il freno a mano?”
Queste sono solo alcune delle domande che Paolo ogni mattina si pone mentre esce per andare a lavoro e poi lungo il tragitto…Ormai non ce la fa quasi più a gestirle, è arrivato a non andare più a lavoro: semplicemente ha chiamato il suo medico e ha preferito darsi malato, tanta è la pressione che subisce.
martedì 6 febbraio 2018
Le nuove frontiere della violenza giovanile: dal cyber bullismo alle baby gang
La cronaca ci confronta quotidianamente con storie violente, con protagonisti ragazzi giovanissimi. Se lo sconfortante elenco dei fatti può indurci a credere che la violenza giovanile sia in vertiginoso aumento, in realtà questa è sempre esistita, anche prima che il bullismo avesse questo nome, che la diffusione delle nuove tecnologie creasse il cyberbullismo e prima che i media ribattezzassero le bande di giovani delinquenti "baby gang".
giovedì 4 gennaio 2018
Non c’è corpo senza testa. Come mente e corpo si influenzano reciprocamente nel determinare il nostro stato di salute
Spesso, di fronte a uno stato di disagio o di malessere, le
persone si chiedono se la causa sia da ricercare a livello fisico o mentale, come
se le due strade si escludessero a vicenda. Frequentemente, anche i
professionisti della salute hanno posizioni contrastanti in merito, proponendo
soluzioni che enfatizzano o uno o l’altro aspetto, secondo il loro orientamento
teorico e clinico. Questa mentalità, ormai scientificamente superata, impedisce
di mettere in campo strategie efficaci per la soluzione della problematica in
questione.
giovedì 9 novembre 2017
Il disturbo dell'adattamento in ambito militare
Negli ultimi tempi, i concorsi per entrare a far parte delle Forze Armate costituiscono una delle poche opportunità ancora esistenti per poter lavorare nell'Istituzione Pubblica.
Molti giovani, terminato il loro iter di studi nella scuola superiore decidono di intraprendere la carriera militare, più mossi dall'esigenza di un lavoro stabile e sicuro che da una effettiva passione o volontà di mettersi al servizio della Nazione.
Molti giovani, terminato il loro iter di studi nella scuola superiore decidono di intraprendere la carriera militare, più mossi dall'esigenza di un lavoro stabile e sicuro che da una effettiva passione o volontà di mettersi al servizio della Nazione.
lunedì 11 settembre 2017
Quando i soldi c'entrano poco. Il danno non patrimoniale.

Il
danno non patrimoniale è un costrutto unico, una categoria generale che non può
essere suddivisa in autonome categorie di danno. È solo a fini descrittivi e
psicologico-giuridici che si adottano le distinte denominazioni di “danno
morale”, “danno esistenziale” e “danno psichico”. Il danno biologico, quindi,
può rimanere puramente tale, oppure intrecciarsi con ciascuna delle tre
categorie, poiché a qualsiasi evento di natura biologica è possibile associare
una conseguenza morale, esistenziale o psicologica.
giovedì 7 settembre 2017
Intrappolati nel Web: I meccanismi alla base della dipendenza da internet

Secondo la ricerca Digital in 2016 gli utenti di Internet
(senza distinzione desktop-mobile) sono 3,4 miliardi, il 46% della popolazione
mondiale. Cifre in crescita esponenziale negli ultimi anni, e basta osservare
il numero di utenti attivi sui social network oggi per comprendere cosa si
cerca principalmente on line.
mercoledì 14 giugno 2017
Quando mangiare sano puo’ essere un problema?
“Ti va di venire a cena da me? Ho preparato già il primo e il
secondo…..nel modo in cui sono solita io, evitando tutto ciò che è dannoso per la nostra salute”
secondo…..nel modo in cui sono solita io, evitando tutto ciò che è dannoso per la nostra salute”
Può sembrare un semplice invito a cena ma in realtà
c’è qualcosa in più che va oltre queste parole!”
c’è qualcosa in più che va oltre queste parole!”
Il termine ortoressia nervosa, inizialmente coniato da Bratman e Knight nel 1997, descrive una condizione caratterizzata da un comportamento alimentare che prevede l’ossessione patologica per un’alimentazione biologicamente pura e salutare.
domenica 10 aprile 2016
Benvenuti...
Benvenuti nella nuova Piattaforma di Pubblicazione dell'Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti - A.Na.P.P.
In questo nuovo spazio saranno pubblicati articoli inerenti il campo della Psicologia, ma non solo.
Potrete accedere a contenuti inter e multi-disciplinari riguardanti tematiche di attualità, psicologia, medicina, salute e benessere, società, giurisprudenza, nutrizione e tanto altro.
BUONA LETTURA!
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